Intervista al Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta

L'Ufficio Stampa del Global Campus of Human Rights ha avuto l'opportunità di chiedere al Ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, sulle priorità del nuovo Governo italiano per quanto riguarda i temi dell’educazione universitaria, dei diritti umani e della democratizzazione.

Quali sono le priorità del nuovo governo Draghi in questo difficile periodo per l’Italia e il mondo?

La priorità numero uno è vaccinare, vaccinare, vaccinare. Le vaccinazioni sono oggi la migliore politica economica e fiscale: chi esce tardi dalla pandemia perde mercati. Io sono ottimista. Il convoglio delle vaccinazioni è partito. Abbiamo una congiuntura straordinaria: un presidente del Consiglio come Mario Draghi, con la sua credibilità senza pari al mondo; un Governo di unità nazionale; i fondi europei del Next Generation EU, un’occasione irripetibile; infine, la presidenza italiana del G20, che ci consentirà di raccontare quello che stiamo facendo per entrare in una dimensione nuova. Il momento per fare le riforme è adesso. Ora o mai più, perché queste condizioni e queste risorse non torneranno. Servono scelte forti e innovative. Lavoriamo per il dopo, ma senza dimenticare chi soffre adesso, chi perde il lavoro o è costretto a chiudere la propria attività. Da febbraio 2020 a febbraio 2021, come ha registrato l’Istat, è sfumato circa un milione di posti di lavoro: dietro i numeri ci sono vite, ci sono famiglie. Mettere in sicurezza il Paese dopo più di un anno di pandemia è la chiave per far ripartire anche l’economia.

Considerando gli obiettivi del nuovo Governo italiano come si inseriscono nei programmi dell’Esecutivo i temi dell'educazione universitaria, dei diritti umani e della democratizzazione?

Molti ministri di questo Governo, incluso me, sono professori universitari e hanno ben chiaro il ruolo giocato dalla formazione e dalle competenze nel livello di crescita e di sviluppo del Paese e quindi nel futuro dei cittadini, che sono al centro degli obiettivi dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Dobbiamo ripristinare il turnover per rafforzare una Pa depauperata da anni di blocchi, tetti e lacci. Intendiamo sbloccare almeno 150mila assunzioni l'anno. Abbiamo già riformato le procedure di accesso ordinario alla Pa: l’articolo 10 del decreto legge 44/2021 elimina finalmente il modello ottocentesco dei concorsi con carta e penna, digitalizzando l’intero percorso dalla presentazione della domanda alla pubblicazione delle graduatorie finali. Nelle selezioni abbiamo scelto di valorizzare i titoli di studio e dunque i percorsi formativi, per assicurare alla Pubblica amministrazione forze non soltanto nuove, ma qualificate. Accanto a questo, stiamo definendo le procedure per il reclutamento straordinario dei profili tecnici e gestionali necessari per l’attuazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ingegneri, geologi, statistici, project manager. Con la ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, abbiamo avviato un percorso di valorizzazione dei dottorati anche per favorirne l’ingresso nella Pa. Nascerà un Portale del reclutamento, che mutuerà le migliori esperienze internazionali. All’Italia, e alla Pubblica amministrazione in qualità di principale azienda del Paese, occorrono talenti preparati in grado di incarnare e guidare il cambiamento. A tutto questo si lega un tema a me molto caro: i percorsi di alta formazione per la Pa, che ho intenzione di potenziare attraverso il rilancio della nostra Sna, la Scuola nazionale dell’amministrazione. Il capitale umano pubblico deve essere il motore, il centro della ripresa.

Come si può incrementare il contributo internazionale, e in particolare dell’Unione Europea, verso il nostro Paese?

L’Italia è un pilastro dell’Unione Europea, dobbiamo riuscire a tornare attrattivi. Non ci sono formule magiche, ma deve esserci l’impegno a scrivere regole nuove per attirare capitale umano, economico e culturale. È tutto connesso. Dobbiamo essere consapevoli della portata storica del Next Generation EU, frutto di un’Europa che ha deciso di fare debito comune per sostenere la ripresa in questo “dopoguerra da pandemia”: è un’occasione unica per migliorare le infrastrutture, modernizzare la burocrazia e digitalizzare finalmente il Paese. Siamo consapevoli che non c’è digitalizzazione possibile senza semplificazione di tutti i colli di bottiglia, di tutte le procedure complesse. Il nostro migliore biglietto da visita è il brand Italia, la bellezza unita alla cultura e alla ricchezza enogastronomica. Non c’è territorio che fa eccezione, da Nord a Sud. Ma l’Italia è anche industria, manifattura, commercio, servizi. Gli amici europei, ma non solo loro, hanno voglia di tornare da visitatori, ma anche di investire: dobbiamo rendere più semplice farlo, senza dimenticare che l’emergenza sanitaria ha già reso evidente la necessità di agire insieme a livello comunitario. Uniti si può vincere, divisi si conta poco o nulla nello scacchiere geopolitico internazionale.

Che idee ci sono sul fronte della promozione della città di Venezia anche considerando il tema del Recovery Fund? Qual è la sua visione di un futuro possibile per la città lagunare? Ritiene strategico pensare a una nuova riedizione della Legge Speciale?

Sono talmente convinto che per la mia Venezia, una delle perle della nostra Italia, serva una legge speciale che non solo già nel Governo Berlusconi sono stato ministro con delega alla riforma della legge speciale, ma che ho ritenuto opportuno ripresentare a gennaio 2020 alla Camera una riedizione riveduta e corretta del provvedimento dopo l’emergenza acqua alta che ha messo in ginocchio la città a novembre 2019. Ritengo assolutamente necessario procedere a un intervento organico, di carattere strategico, sull’insieme delle caratteristiche fisiche, ambientali, socio-economiche e artistico-culturali che rendono Venezia un unicum nel mondo e nella storia dell’umanità. Misure che superino l’approccio emergenziale e assicurino, a partire dalla realizzazione di un sistema di investimenti infrastrutturali e di riqualificazione urbana, lo sguardo di medio e lungo periodo di cui Venezia ha bisogno. Ora più che mai: la pandemia ha aggravato la crisi, vederla deserta è un dolore. Venezia e la sua laguna devono tornare a vivere, insieme alla loro naturale vocazione nazionale e transnazionale. La salvaguardia del patrimonio storico-artistico e ambientale deve essere resa sostenibile attraverso il recupero socio-economico delle comunità interessate. Bellezza e sviluppo: si può fare, anche grazie alla digitalizzazione. È la scommessa del Pnrr.

Come vede il ruolo delle istituzioni accademiche, le università italiane e il Global Campus of Human Rights sul fronte della rivisitazione della funzione pubblica?

Una Pa che funziona è garanzia di migliore accesso ai diritti di cittadinanza, presupposto necessario per uno Stato più efficiente e arma potentissima contro le disuguaglianze: soltanto i ricchi possono permettersi di acquistare sul mercato i servizi sostitutivi. Ecco perché è importante che il mondo accademico aiuti i giovani a formarsi un’opinione diversa del lavoro nella Pubblica amministrazione: non deve più essere vista come un ammortizzatore sociale, ma deve tornare a essere attrattiva per chi vuole mettersi al servizio del Paese, con dignità e onore. Che cosa c’è di più bello che lavorare per servire 60 milioni di italiani? È lo spirito con cui rivesto per la seconda volta questo incarico.

Come possiamo contribuire con la formazione e innovazione della funzione pubblica che Lei sta studiando in questo momento?

I percorsi formativi possono e devono aiutare gli studenti a uscire dalle gabbie fatte di paura per il futuro, incertezza e paralisi: abbiamo alimentato per anni l’immobilismo e la frustrazione. Ora abbiamo una straordinaria opportunità: quella di liberare le competenze e i talenti per rafforzare la capacità amministrativa del Paese e sostenere le due transizioni - digitale e ambientale - che ci indica l’Europa come volano per la crescita. La vostra energia è vitale per il futuro del Paese. La formazione sui meccanismi di protezione dei diritti fondamentali è un volano per la democrazia. In questo senso, è prezioso il lavoro che svolgete a Venezia per l’educazione post-laurea in materia di diritti umani. Non c’è luogo più adatto per diffondere i valori democratici universali.

Che messaggio vuole lasciare per gli studenti, alunni, professori, esperti e staff internazionali del Global Campus of Human Rights?

A tutti dico di avere coraggio e fiducia, innanzitutto nello studio e nel valore dei percorsi formativi come leva per costruire il proprio avvenire e la propria professione. Dobbiamo camminare nella stessa direzione, abbandonando sterili contrapposizioni e dualismi, per uscire da questo periodo tragico, non solo per l’Italia. Possiamo farcela, ma dobbiamo avere “fame” di futuro. Abbiamo non soltanto l’occasione, ma anche il dovere, di ricostruire il nostro Paese, di restituire una speranza a chi l’ha persa. Per questo possiamo e dobbiamo immaginare il possibile e osare l’impossibile con impegno, ma anche con creatività. L’innovazione non è qualcosa di preconfezionato, ma un cammino da percorrere con coraggio, dedizione e inventiva. Lo ripeto sempre: il momento è ora. Ora o mai più.

Per maggiori informazioni contattare l’Ufficio Stampa del Global Campus of Human Rights

Elisa Aquino – Alice D’Este – Giulia Ballarin
pressoffice@gchumanrights.org

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